Ti racconto un quadro

Nel 2010 ho realizzato un libro dal titolo "Ti racconto un quadro" dove ho voluto fare un esperimento e unire pittura e scrittura. Lo ripropongo a distanza di 15 anni. 

E' nato prima il quadro o il racconto? Difficile dirlo. Questo progetto non è nè un catalogo di libri nè un insieme di racconti, ma un esperimento dove ho voluto provare ad unire due espressioni artistiche differenti. Perc ciascuno dei 10 temi lo spunto viene sempre dalla realtà... il resto è fantasia!

28/01/2026

TULIPANI

La storia di questo quadro la troverete sulla ristampa del libro "Ti racconto un quadro" che uscirà a breve.


LUNA BLU

 

LUNA BLU” è il nome di questo quadro e voglio raccontare la sua storia. Tutto è cominciato quando frequentavo un corso di pittura e mi esercitavo anche a casa. Un giorno ho fatto un quadretto piccolino (13x18), simile a questo, che non era forse un granché, ma a me piaceva. L'ho portato al corso per avere un'opinione e me l'hanno “ritoccato” talmente tanto che alla fine forse era più bello, ma non era più quello che avevo fatto io.

Non lo sentivo più mio, non esprimeva più quello che avevo in mente quando l'ho creato e questo mi ha fatto rimanere male.

A distanza di anni ancora ripensavo a quel mio quadretto “rovinato” e rimpiangevo la mia versione originaria, mi era rimasto dentro. Così ad un certo punto ho voluto provare a rifarlo, non è venuto come la prima versione (ogni quadro è unico e irripetibile), ma il risultato mi è piaciuto. Ne sono rimasta così contenta che l'ho voluto mettere come copertina del mio primo libro “La svolta di Marisa” e non me ne sono pentita.

 


CASTELLI IN ARIA

 

Castelli in aria

Castelli per aria

Castelli dipinti

Castelli sognati

Castelli sperati

Castelli dorati

Che belli, ma sono solo castelli

Castelli in aria


IL MOSTRO

 

La stanza era luminosa, ma sembrava ci fossero le tenebre, l'aria tesa, la tensione palpabile, il mostro di turno sarebbe entrato di lì a poco perché la campanella del cambio ora era già suonata da ben due minuti! In quel posto tutti i mostri avevano 3 orecchie, due sorde e la terza per sentire solo quello che volevano, 3 occhi, due ciechi e uno per vedere solo quello che volevano e 2 bocche, una muta e una solo per schernire, rimproverare, criticare. Eccolo … il mostro è entrato, è uno dei peggiori, quello che “insegna” greco e latino, in realtà insegna cattiveria, ipocrisia, sfiducia e terrore. Ha le versioni della settimana scorsa e ci guarda con falso sorriso. Si siede, inizia a chiamarci ad uno ad uno. Arriva il mio turno … 4½. Al posto confronto le correzioni con quelle del mio vicino di banco: sono identiche! Lui però ha preso 6+. Con i due compiti vado alla cattedra e glielo faccio notare, se non è ingiustizia questa! Con aria scocciata e risentita prende la matita rossa e blu e aggiunge dei segni a caso sulla mia versione, me la ridà senza dire una parola e mi rimanda al posto. Ogni commento è superfluo. Come al solito non racconterò questo episodio perché tanto non verrei creduta perché sono una “contaballe”. Come al solito falsificherò la firma del genitore.


STIRARE MI CONSOLA

 

Sembra assurdo, ma stirare mi consola. Perché? Perché non manca mai. Certo spesso mi lamento di avere sempre lì una pila di roba stropicciata, ma devo essere sincera e ammettere che è uno dei mestieri di casa che preferisco. Innanzitutto non manca mai, è una costante, se da un lato alle volte snerva, dall'altro è consolante per le seguenti ragioni:

  • rilassa, è un mestiere ripetitivo, ma con tutta una serie di varianti (camicie, lenzuola, pantaloni, magliette, …) e lo puoi fare in qualsiasi momento, basta accendere il ferro. Alle volte, se si è nervosi, basta stirare qualcosa per sfogarsi (non è necessario esaurire sempre la pila);

  • gratifica perché è bello vedere una massa informe di vestiti e biancheria che “magicamente” si impila tutta ordinata occupando la metà dello spazio;

  • fa risparmiare. Partendo dal presupposto che si deve stirare, pur selezionando le cose, perché non è bello e metterebbe a disagio andare in giro con abiti stropicciati, senza contare il piacere di dormire in un letto con lenzuola pulite, lavate e stirate o apparecchiare una tavola con una bella tovaglia senza pieghe, facendo un rapido calcolo in media si dedicano al ferro da stiro circo 6 ore alla settimana. Se si dovesse pagare qualcuno per farlo, anche solo a 5,00 € all'ora, sarebbero 30,00 € alla settimana, moltiplicate per 52 settimane in un anno, sarebbero 1.560,00 €, non è forse risparmio questo? Dunque: a me il ferro da stiro!


CERCANDO L'ISPIRAZIONE

 

Alle volte l'ispirazione viene così, spontanea, da sola, senza cercarla; altre volte devi inseguirla, metterti sulle sue tracce, guardarti intorno e osservare, per arrivare a quel qualcosa che ti ferma e ti fa dire: “Ecco, l'ho trovata!” In entrambi i casi il risultato è il coinvolgimento in quello che fai. Così, cercando tra libri illustrati l'occhio si è fermato su uno di farfalle... già di farfalle, con tutti i loro affascinanti colori.

La farfalla è spesso stata bistrattata per via del preconcetto legato ad essa che ne fa un simbolo di leggerezza e vanità. Con il suo svolazzare da un fiore all'altro non dà garanzie di sicurezza o fedeltà, ma perché questo pregiudizio? In fin dei conti altri insetti svolazzano da un fiore all'altro, si pensi alle api. E' vero che queste ultime hanno anche una funzione produttiva con miele e cera, ma è forse colpa delle farfalle? Le farfalle non producono niente, ma ci affascinano con i loro colori, con la loro leggerezza. La loro vita, che sorge da un brutto bozzolo, ci insegna che tutto è mutamento e ci dà speranza: da qualcosa di brutto e insignificante può nascere qualcosa di meraviglioso. Ci sembra poco questo? La farfalla va rivalutata. Ci insegna che la vita segue il suo corso e va presa anche con un po' di leggerezza, che non vuol dire superficialità, ma capacità di relativizzare le situazioni per viverle nel modo più sereno possibile.

 

Grazia era solita arrabbiarsi moltissimo per i più svariati motivi covando rancore, indurendo il suo cuore, vivendo male con sé stessa e con gli altri. Un giorno sua nonna le disse, così, di punto in bianco, senza apparente motivo: “Bisogna essere un po' soavi nella vita”. Soavi... cosa avrà mai voluto dire? Per vent'anni ha pensato a quella frase, spesso prendendo il vocabolario per cercare il significato della parola soave (= che dà sensazioni fisiche o spirituali piacevoli e delicate/ facile/ agevole/ lento/ calmo), perché sentiva che se avesse afferrato il significato di quella frase tutto le sarebbe stato chiaro e svelato come si svela un enigma.

Ora sa cosa intendeva la nonna, ma l'ha imparato dall'esperienza, non dal vocabolario: nella vita ci vuole un po' di leggerezza che, giustamente dosata, aiuta a vivere serenamente.



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